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venerdì, 01 dicembre 2006
115843112_c2bb999500_mI'm late! sorry!

Lasciato decantare il momento di soddisfazione e conclusi i festeggiamenti per questa piccola consacrazione di ebolaindustries sulla carta stampata,  diamo sfogo alle considerazioni che rimangono dopo la lettura dell’articolo dell’Espresso sul “marketing virale”.

Personalmente ho apprezzato il taglio dell’articolo, che pur se graffiando solamente la superficie di questo mondo senza entrare nei dettagli comunque importanti della materia, che permetterebbero di capire di più alcune cose e precisarne meglio altre,  consente in ultima analisi di capire il potenziale impatto e la portata del fenomeno che avanza.

In alcuni passaggi dell’articolo, traspare un po’ di cinismo e un velato sospetto su questi nuovi modi di comunicare, che potrebbero tramutarsi in strumenti occulti e fraudolenti. L’osservazione è seria ed è giusto che sia un giornalista a sollevare con obiettività la questione.

postato da: mwhite alle ore 17:31 | Link | commenti
categoria:riflessioni, articolo, espresso, virale
venerdì, 01 dicembre 2006
1446724spotvirus













Il virale contagia anche la carta stampata? Ebbene sì: si continua a parlare di virale e questa volta a farlo è perfino uno dei due più importanti settimanali italiani, l’Espresso, con un articolo dal titolo “Lo spot ha il virus” pubblicato a pagina 173 del numero 48,  da oggi in edicola. Un segno, indubbiamente di come il fenomeno stia assumendo un profilo sempre meno underground e sperimentale, di pseudo-cazzeggio, ma piuttosto di strumento di marketing radicalmente innovativo.

Il sottotitolo riporta “Esplode in rete il fenomeno del marketing epidemico. Che usa web community e blog per far parlare di un prodotto. I protagonisti? Giganti come Nike e Sony”. Anche noi siamo coinvolti e contattati per un contributo, in quanto co-autori del progetto di Sony Walkman, saveyourears.

Andiamo a scoprire di cosa si tratta.

mercoledì, 29 novembre 2006
309639984_961a1b20d8_mUK Times ha pubblicato nei giorni scorsi i risultati di una ricerca condotta da The Viral Factory con i 10 spot virali più visti nella storia di tutti i tempi. La riporto di seguito. È un mix di consumer generated content, porno e pubblicità virali. 

Ma la “top 10 viral videos of all time” è forse una bufala?


postato da: mwhite alle ore 09:15 | Link | commenti (1)
categoria:statistiche, articolo, contagio, virale, indagine di mercato
venerdì, 29 settembre 2006
DM_advertainmentL’ultima pagina del Daily Media di oggi riporta le breaking news dall’Advertising Week in corso in questi giorni a New York. Tutto bene fino a qui, se non fosse per i contenuti dell’articolo dal roboante titolo “entertainment e advergaming: ecco le nuove frontiere della comunicazione” scritto dall’inviata Stefania Medetti.  Leggo l’articolo con un certo interesse, visto le recenti esperienze di Enfants Terribles con l’advergame di MatchPoint durante i mondiali e il progetto di branded entertainment di saveyourears.

Purtroppo, l’aspettativa generata dal titolo va via via scemando leggendo l’articolo, che, di fatto, non svela nulla di nuovo, anzi, conferma la solita confusione e imprecisione che aleggia in questo momento su tutto quello che riguarda le nuove tendenze della comunicazione. Premesso che non ho nessuna intenzione polemica, mi preme solo sottolineare come l’articolo riporti esempi e case history di brand ormai già note e oserei dire passate.

Ancora una volta, bisogna andare a New York per “scoprire le tendenze mondiali” e sancirle come tali anche nel nostro Paese. A volte invece basterebbe farsi un giro nella rete di casa nostra, visitare alcuni blog, fare insomma un po’ di scouting e qualche buona lettura, per capire, ben prima e con maggior ricchezza di notizie cosa stia succedendo sulle scene internazionali e anche nel nostro Paese. Per chi ancora non ci credesse, basta farsi un giro in alcuni di questi blog, ne cito giusto alcuni, cercando appunto tags come “brand entertainment” e “advergaming” per capire cosa stia veramente succedendo su questi temi:

ebolablog
fluido
imli
marketingusabile 

postato da: valerioblog alle ore 10:16 | Link | commenti
categoria:articolo, conferenze, enfants terribles, advergaming, branded entertainment
lunedì, 25 settembre 2006
google generationSei maschio, hai tra i 18 e i 29 anni, con un’educazione superiore, sei benestante e cittadino, e soprattutto, vivi una vita con identità multiple, innumerevoli nickname, login e password?

Allora anche tu potresti essere parte della google generation. È la nuova generazione di cittadini del web, ma non solo, perché trattasi di persone fisiche, in carne ed ossa. La definizione, riportata come riferisce Wikipedia, nasce per definire la tribù di internet che usa la search engine come principale porta d’accesso all’informazione, ma oggi non si limita più a definire uno specifico comportamento, bensì una tipologia di individui, una generazione perfino.



Sono quelli che vivono di chat, blog, podcast, flickr, skype, ecc...  Che usano Myspace come piazza virtuale e luogo d’incontri, di chi vive sulla terra ma è sempre sicronizzato con il suo mondo virtuale, luogo di memorie e di un’altra vita. Cercano i 15Megabyte di successo, scaricano pensieri, emozioni, musica dalla rete e poi la ricaricano con i propri contenuti. Sono giovani iperconnessi, con ipod, palmari, fotocamere digitali, gadget elettronici. È questo il succo di un simpatico articolo apparso sabato scorso su D di Repubblica, intitolato “Generazione Jpod”, di Laura Lazzaroni, in cui si richiama l’ultimo libro di Coupland, dal titolo “Jpod”, in cui i protagonisti sono appunto la google generation.

Il fenomeno sta assumendo anche delle evidenti proporzioni quantitavive, tanto che una recente ricerca in america parla appunto di 36 milioni di cittadini “live web” che rispondono a questo profilo e indica in Peter Rojas, il blogger più pagato del mondo l’icona più rappresentativa. L’articolo, evidenzia anche alcune interessanti implicazioni sociologiche: gli effetti collaterali della nascita di un @lter ego virtuale, che se portati all’estremo potrebbero diventare patologici (isolamento e autismo a bassa intensità!), la ridefinizione del concetto di privacy nel senso vero della parola (in un mondo in cui tutto è condiviso) e la ricerca di una vita alternativa, soprattutto tra i giovani, per paura del contatto fisico.
postato da: valerioblog alle ore 14:30 | Link | commenti
categoria:internet, futuro, google, articolo, book, repubblica, wikipedia, myspace, laura lazzaroni, peter rojas