
Sei maschio, hai tra i 18 e i 29 anni, con un’educazione superiore, sei benestante e cittadino, e soprattutto, vivi una vita con identità multiple, innumerevoli nickname, login e password?
Allora anche tu potresti essere parte della
google generation. È la nuova generazione di cittadini del web, ma non solo, perché trattasi di persone fisiche, in carne ed ossa. La definizione, riportata come riferisce
Wikipedia, nasce per definire la tribù di internet che usa la search engine come principale porta d’accesso all’informazione, ma oggi non si limita più a definire uno specifico comportamento, bensì una tipologia di individui, una generazione perfino.
Sono quelli che vivono di
chat,
blog,
podcast,
flickr,
skype, ecc... Che usano
Myspace come piazza virtuale e luogo d’incontri, di chi vive sulla terra ma è sempre sicronizzato con il suo mondo virtuale, luogo di memorie e di un’altra vita. Cercano i 15Megabyte di successo, scaricano pensieri, emozioni, musica dalla rete e poi la ricaricano con i propri contenuti. Sono giovani iperconnessi, con ipod, palmari, fotocamere digitali, gadget elettronici. È questo il succo di un simpatico articolo apparso sabato scorso su D di Repubblica, intitolato
“Generazione Jpod”, di
Laura Lazzaroni, in cui si richiama l’ultimo libro di
Coupland, dal titolo “
Jpod”, in cui i protagonisti sono appunto la google generation.
Il fenomeno sta assumendo anche delle evidenti proporzioni quantitavive, tanto che una recente ricerca in america parla appunto di
36 milioni di cittadini “live web” che rispondono a questo profilo e indica in
Peter Rojas, il blogger più pagato del mondo l’icona più rappresentativa. L’articolo, evidenzia anche alcune interessanti implicazioni sociologiche: gli effetti collaterali della nascita di un
@lter ego virtuale, che se portati all’estremo potrebbero diventare patologici (
isolamento e
autismo a bassa intensità!), la ridefinizione del concetto di
privacy nel senso vero della parola (in un mondo in cui tutto è condiviso) e la ricerca di una vita alternativa, soprattutto tra i giovani, per
paura del contatto fisico.