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martedì, 07 luglio 2009
Non so cosa ne pensiate voi, ma come forse ho già detto in passato, mi sembra che ci sia un filone ideativo della comunicazione in costante crescita, nelle forme amatoriali, ugc e più professionali dell'advertising. Si tratta di tutta quella comunicazione che fa della partecipazione di folle, dell'interazione e della coreografia il suo punto di forza. E' una comunicazione direi quasi ecumenica, nel senso che prende dentro tutti in maniera molto coinvolgente. Queste campagne si caratterizzano spesso per idee semplici ma eseguite con una parola d'ordine ben precisa: BIG. Non solo, ma il big è fortemente caratterizzato da una componente umana ed emotiva altrettanto forte. La seconda parola è quindi FEELING. In pratica, sono comunicazioni che potremmo con un neologismo del momento definire da BIG FEELING.

Ecco gli esempi più recenti: guardateli e ditemi come la pensate voi.

T-Mobile: Life's for sharing swimming pool


Budweiser: independence day


Hema: time to school.

 
postato da: valerioblog alle ore 10:10 | Link | commenti (2)
Commenti
#1    07 Luglio 2009 - 11:09
 
Mi sembrano spot un po' diversi. Budweiser appartiene ad un filone storico della pubblicita' inglese.
T-mobile e Hema sono diversi perche' piu' veri, ma il problema e' che quelli di T-Mobile ormai sono esercizi di stile prigionieri di un format che peraltro Saatchi sta riproponendo su tutti i propri clienti a mo' di copia e incolla, e che mostra come una volta che un'agenzia di adv azzecca una soluzione ("Dance") la replica acriticamente.

Io direi che il vero filone che lega esperienze diverse e' la valorizzazione della "realta'". Non necessariamente la folla, ma la scelta di fare le cose davvero, da "Dance" a "Whopper freakout" e "Whopper Virgins" a tanto UGC. Per questo Budweiser mi convince poco (oltre al fatto che non c'e' un'idea).

Fra l'altro, questo significa ripensare un atteggiamento un po' datato che vede la pubblicita' come un mondo incantato in cui accompagnare i consumatori come in un sogno. (Cosa che peraltro salvo alcune eccezioni non funziona piu' granche' da parecchi anni...)
utente anonimo

#2    08 Luglio 2009 - 11:22
 
@finalburp: intanto welcome back ;)
concordo sull'analisi più approfondita rispetto allo spunto da cui partivo. Farei alcuni distinguo, ma solo per rilanciare:
1. t-mobile: in effetti, dance è e rimane il masterpiece. L'ingegnerizzazione dell'idea porta al suo decadimento. La riprova che tu ci dai raccontandoci di come S&S stia ripronendo la cosa ne è l'emblema. Però non toglierei il merito e il credito per la forza della prima idea: un evento che diventa fenomeno che diventa tv, quindi da niche a pop. Integrato e trainato dalla gente. Oltretutto con un'idea pertinente rispetto a brand e prodotto.
2. Hemma è "un altro dei tanti", però apprezzabile nell'esecuzione. A me non dispiace. Un'esecuzione finto-amatoriale su un'idea semplice ma visivamente d'impatto. Poca rilevanza.
3. Budweiser: sicuramente un lavoro da independence day, molto americano, ma non posso fare a meno di pensare al mood ecumenico che si porta dentro. Un true più populista e meno realista.

Sul tuo punto finale: il sogno continua a restare un punto fermo di molti brief dei clienti. Restiamo a lodarci del prodotto perchè lo abbiamo fatto noi, ma non consideriamo l'effettivo e reale impatto sulla gente, che è sicuramente minore e meno dreaming di quello che il cliente vorrebbe. E' vero, la valorizzazione della realtà sembra un tema ricorrente, ma non dovrebbe sempre essere così?

mr w
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Commenti

categoria:video, advertising, virale, consumer generated content