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lunedì, 27 ottobre 2008
gli old boys di whassup tornano con una replica aggiornata del loro grande hit, ma questa volta in versione politica e decisamente pro-obama:

true - change - vote




mi chiedo:
  • al di là del disclaimer, come si è posta l'azienda, Anheuer-Busch (budweiser) rispetto a questa operazione?
  • farà causa o è complice?
  • è advertising politico? un brand entra in una cosa vera e prende una posizione?
  • Se così fosse:True change è niente di più vero dell'originale true, con tanto di massima rilevanza e attualità. Ma come la prenderanno i budweiser drinker che hanno votato Bush o si apprestano a votare McCain?
postato da: mwhite alle ore 11:01 | Link | commenti (4)
categoria:politica, riflessioni, advertising, brand
giovedì, 23 ottobre 2008
"In your face": forse un pò autoriferita? ;) ma troppo divertente!!!



"In your stomach": quando ti prende alla pancia e ti lascia dentro qualcosa?

1




e 2:
postato da: valerioblog alle ore 08:58 | Link | commenti
categoria:advertising
martedì, 21 ottobre 2008
Ci sono progetti come quello che sto per raccontarvi che ti lasciano fermo a pensare e chiederti: ma è una minaccia o un’opportunità per il mio lavoro? Non era forse meglio se non l’avessi mai saputo? Oppure è il sacro graal che ho sempre inseguito? Il progetto che segue, ancorché ad uno stadio sperimentale, trovo che abbia degli elementi di innovazione e rivoluzione su cui riflettere in maniera approfondita.

La storia è molto semplice: papercut è un gruppo di giovani advertiser svedesi che ha iscritto ad un concorso Doritos (sì quelli dei video UGC del Superbowl)  un progetto pubblicitario alquanto originale: anziché metterti la pubblicità, grazie a Doritos te la toglie e te la sostituisce con contenuti di tuo gradimento. Da utente direi che è il massimo. In pratica,  si trattta di un piccolo programmino, un plug-ins per il proprio browser, che una volta scaricato individua la parte pubblicitaria della pagina e la elimina, sostituendola con altri contenuti a scelta, pescandoli perfino dal tuo desktop (foto, video, notizie, ecc…)



Spazio pubblicitario che diventa contenuto personale e rilevante? Perché no. Il tutto promosso da un brand, Doritos, riconoscibile solo dalla cornice arancione di questi contenuti e dal fatto che il plugin da scaricare è su una pagina sponsorizzata dal brand stesso: mecenatismo, brand generosità o brand utilità? Magari anche sì.

Insomma, questo esperimento, se mai trovasse applicazione su scala, aprirebbe le porte ad uno scenario decisamente alternativo dove gli spazi tabellari possono non solo essere evitati e in qualche modo boicottati, ma persino sostituiti con altri contenuti interessante. E l’evento singolare di tutto ciò è che a promuovere un’operazione di questo tipo potrebbe essere un essere della stessa specie: un brand, uno di quelli che fa advertising, che occupa spazi di questo tipo.

Ma perché farlo? Forse perché qualcuno prima o poi doveva provarci e allora forse meglio essere i primi, i groundbreaker  prendersi qualche merito per questo? Oppure perché c’è una crescente consapevolezza dell’inefficacia di questi strumenti, i banner, in qualsivoglia veste li vogliamo vedere, dalla gif all’eyeblaster al customizzabile?

Non so come andrà a finire la vicenda, ma senza dubbio una breccia, anche se piccola è stata fatta e questo esperimento farà a lungo parlare di sé. Stiamo a vedere dove ci porterà.
postato da: mwhite alle ore 18:14 | Link | commenti (4)
categoria:internet, futuro, advertising
lunedì, 20 ottobre 2008
  1. In netta controtendenza rispetto al comparto alimentare, nel 2008 il biologico cresce del 6%.
  2. Cresce anche il fenomeno dei farmers market: +17% il numero di aziende e agriturismi bio che vendono direttamente ai consumatori.
  3. Digitale italiano: comincia dalla Sardegna l’agonia della tv analogica ce dal 15 ottobre comincerà a spegnersi nell’isola. L’Italia diventerà “all digital” entro il 2012.
  4. USA: il 67% degli utenti internet vedono qualche forma di video-advertising almeno una volta al mese;
  5. In media, un cittadino occidentale deve ricordare 5 password, 5 pin, 3 conti bancari, 3 codici, 2 targhe;
  6. Il consumo di video online sta creando un aumento esponenziale nel consumo di banda a livello globale: solo negli usa, sta generando un consumo pari a quello di tutta la rete mondiale nel 2000;
  7. Il 44% dei 30-44enni ha dichiarato un interesse in brand che abbiano un chiaro atteggiamento etico.
postato da: valerioblog alle ore 11:04 | Link | commenti
categoria:statistiche, happening now
giovedì, 16 ottobre 2008
421949167_a2b2301595Sono a casa ammalato da qualche giorno. Una bronchitina simpatica che mi rende irascibile e asociale. Una connessione antidiluviana che provoca mini crisi di astinenza, nonostante il blackberry faccia da coadiuvante per le mail.

Ma nel frattempo scopro anche che potrei essere affetto da qualcosa di più serio, una patologia che sta riformattando il mio cervello: questa mutazione, stando ad uno studio recente dell’University College di Londra, di cui La repubblica parla nel numero di Sabato 11 ottobre, riguarda tutti coloro che navigano un certo numero di ore alla settimana su internet. Iperattività, sbalzi d’umore, tendenza a dimenticare. Sono questi i sintomi del disturbo dell'attenzione, che nei bambini chiamano Adhd, "disordine da iperattività e deficit di attenzione" e poi li riempioni di Ritalin. Nei grandi invece, sta diventando una nuova patologia. Da studiare o da curare? Si stima che in America siano oltre 4 milioni le persone interessate a questo disturbo e in generale, si parla del 10% della popolazione tra 20-35 anni che soffre di disturbi della memoria precoci a vari livelli.


Vado ad approfondire la cosa e scopro che la teoria di questa ricerca ipotizza una riformattazione da web della nostra testa. In pratica, “chi usa internet salta da una parte all’altra, naviga in orizzontale tra titoli e riassunti, la sua tensione  e il suo scopo non sono l’epica e il racconto, l’analisi e il profondo, ma la rapidità.”

Ne ha parlato anche il tecnologo NIcholas Carr, con un articolo dal titolo “is google making us stupid?” in cui confessa delle defaillances mentali e una crescente facilità a distrarsi. In effetti, guardandomi allo specchio mi ritrovo con molte delle considerazioni sopra esposte, con parte della loro interpretazione positiva, cioè che “internet amplifica la nostra memoria e accelera il nostro hard disk biologico”, ma anche con alcuni effetti collaterali quali la difficoltà a concentrarsi, leggere, selezionare, ricordare.

Indubbiamente il volume di informazioni che oggi riesco ad assorbire rispetto ad esempio al periodo dell’università, fatta all’epoca sui libri quando internet non era niente, è aumentato esponenzialmente. A discapito però dell’approfondimento. Oggi, la nostalgia va verso la voglia di approfondire, di andare a fondo delle cose, anche di recuperare il senso della narrazione, piuttosto che parlare a tag e sms text.

Certamente c’è un mutazione in corso, che coinvolge quelli come me che ci sono entrati nel mezzo del cammino e che ci dovranno fare i conti per molto tempo, ma soprattutto quelli che oggi sono nell’età scolastica e agli inizi di una professione. E mi chiedo:
  • Per chi è nato dentro a internet, per i nostri digital native, come si svilupperà la loro capacità di ragionare, conoscere, apprendere, considerando che i libri stanno morendo, che l’approfondimento è raro, che il multitasking rende iperattivi ma spesso superficiali?
  • Avremo crisi da performance? Schizofrenici intellettualoidi? Iperefficienti incapaci di andare oltre l’apparenza?
Non lo so, ma guardo ai miei figli e quando li vedo con un libro o un fumetto in mano, tiro, almeno per ora, un mezzo respiro di sollievo.
postato da: valerioblog alle ore 11:33 | Link | commenti (4)
categoria:riflessioni, internet, futuro
martedì, 07 ottobre 2008
Il solito Russell pubblica un post dal titolo “slow strategy" molto edificante sulle ultime tendenze in fatto di strategia. Fast Strategy è l’espressione con cui nel mondo anglosassone si definisce il tipo di risposta strategica che le aziende chiedono: in un contesto di grande incertezza e volatilità, con orizzonti sempre più brevi, anche la strategia deve adattarsi e imparare a sviluppare risposte puntuali, sempre visionarie ma sviluppabili a vista. L’ipa ha organizzato anche una conferenza sul tema, tenutasi la settimana scorsa: IPA Fast Strategy conference. Intanto Russell provoca e lo fa con una riflessione semplice quanto interessante:

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Se vuoi essere veloce, inevitabilmente devi prepararti ad essere più costoso, oppure di minor qualità. Un triangolo tautologico, vero per ogni tipo di progetto, ma applicato alla strategia e alla creatività, è una sintesi molto precisa della situazione attuale del nostro mercato:
  • forse i clienti non ci danno abbastanza tempo per sviluppare un progetto a valore aggiunto, strategico e creativo?
  • O forse, non sono disposti a pagare un “quid” extra per avere qualità ma in tempi molto più veloci?
  • Oppure sono le agenzie a non essere organizzate per avere tempi di risposta così rapidi rispetto al passato?

Rimane il fatto che rispetto al triangolo di cui sopra, l’unica certezza è che il “bad” è quello che vediamo tutti i giorni: la qualità del lavoro strategico e creativo italiano è in caduta verticale e i new media sono diventati sinonimo di cheap media. Forse sarebbe ora che per rispondere FAST, iniziassimo tutti a lavorare affinché le variabili da muovere siano altre. 
postato da: valerioblog alle ore 08:52 | Link | commenti
categoria:italia, advertising, planning
giovedì, 02 ottobre 2008
Siamo al secondo episodio della rubrica-sondaggio dedicata ai virali italiani e a chi li ha visti. Invito chi non lo avesse ancora fatto, a VOTARE il sondaggio di roundzero, perché più voti abbiamo più siamo statisticamente significativi. Ricordo, per chi incappasse per la prima sul tema, che la rubrica seguirà 3 semplici regole:
  1. oggetto della rubrica è un video virale “seeded in Italy”, la cui origine sarà certificata da comunicato stampa, spam, rinvenimento casuale o altra forma di segnalazione;
  2. il video verrà presentato unitamente a poche essenziali informazioni disponibili: agenzia, cliente, presunto onair, visioni dichiarate.
  3. Il video sarà associato ad un mini-sondaggio aperto a lettori e visitatori di questo blog, che, in quanto voci autorevoli, saranno invitati a esprimersi direttamente sul video: mai visto, sentito ma non visto, visto per la prima volta qui, già visto.
Questa settimana andiamo con virale sicuramente più visto del precedente, ma che, a mio parere, è stato forse un po’ più declamato di quanto sia stato effettivamente visto.
FIAT PUNTO. “Lievitazione" e "Baseball”


video1: Lievitazione



video2: Baseball



Agenzia: la fabbrica dei virali
Cliente: Fiat Italia
sinapsi:
fonte: blogosfera
visioni dichiarate: N.D.
Online Surveys & Market Research
postato da: mwhite alle ore 18:45 | Link | commenti (5)
categoria:statistiche, chi lha visto, virale