
WATJ: “where are the Joneses?”. È questo il titolo di un progetto di comunicazione dai tratti innovativi e fortemente 2.0, tanto che si fa fatica a definirlo in poche parole e senza dover ricorrere a un po’ dei tanti neologismi così di moda di questi tempi: consumer-generated-content, branded content, social media, mash-up, webisodes e via dicendo. Infatti, come l’esperienza sul campo mi sta dimostrando, ogni volta che si sviluppa un progetto di questo tipo, è sempre più difficile riuscire a descriverlo e tantomeno a raccontarlo in due parole, così come siamo stati abituati finora a fare parlando di pubblicità classica. Ci sono così tanti elementi in gioco e così fortemente interconnessi, dalla strategia, alla creatività, alla sua esecuzione su più media, che poche parole non bastano a raccontare tutto quello che è implicato nel progetto.
Ma torniamo ai fatti: che cos’è
“WATJ?” Il nucleo portante poggia sull’ideazione, realizzazione e narrazione di una sit-com via web: episodi giornalieri da 5 minuti l’uno, trasmessi online tra giugno e settembre. Il plot della storia racconta il viaggio di un fratello e una sorella, Ian e Dawn Jones, alla ricerca dei loro 27 fratelli dispersi in giro per l’europa, a seguito della scoperta che il padre era un donatore di sperma. I contenuti della storia sono disponibili e fruibili su una vasta platea di piattaforme e media: dalla
wiki a
youtube, a
twitter,
facebook,
flickr,
myspace, solo per citare quelli a noi più familiari. La storia infine, è sponsorizzata da
Ford.
Il risultato è un progetto fortemente sperimentale e di grande valore, probabilmente segmentante (non è un’esperienza che può piacere a tutti gli user), ma decisamente coinvolgente. È così che watj è diventato uno dei primi 65.000 blog di Technorati e la sua pervasività in rete, in termini di link e connessioni con vari siti e blog è pari a quella di ford.co.uk, il brand sponsor appunto.
Per capire e apprezzare a fondo i dettagli del progetto, vi invito a visitare il sito
wherearethejones.com, mentre preferisco invece soffermarmi su quelli che secondo me sono gli aspetti veramente interessanti del progetto e una finestra su uno dei possibili scenari della comunicazione da qui in avanti:
Content Production: watj partiva da un plot e da un redazione che lo controllava, ma il primo grande fattore di novità è la possibilità, per di utenti di compartecipazione alla realizzazione della storia, attraverso una wiki in cui potevano contribuire all’ideazione e stesura degli episodi. In pratica, il canovaccio dell’episodio poteva essere modellato e adattato dagli user, che a loro volta potevano addirittura aggiungere nuovi episodi. Il meccanismo della wiki faceva da meccanismo di autoregolazione nello sviluppo e finalizzazione di ogni episodio. Non solo, ma l’intero progetto è pubblicato secondo i criteri dei Creative Commons Licence, il che significa che i contenuti stessi non saranno mai esclusivamente di proprietà di Ford, bensì della rete e dei suoi utenti, liberi di prenderli e riadattarli in mille maniere e mille contesti. Per la cronaca, il 5% degli user che hanno seguito la serie hanno anche contribuito alla stesura, ribaltando la regola dell’89-10-1.
Media neutral diventa media fragmentation: la scelta di rendere il contenuto fruibile in forme e modalità diverse sulle piattaforme più svariate, anziché essere dispersiva, ha significato creare un mondo open source, dove il contenuto è reso disponibile agli user nelle modalità che loro stessi trovano più convenienti e rilevanti rispetto ai propri bisogni e comportamenti in rete.
Brand sponsorship: Ford è il brand autore del progetto, ma la sua presenza è decisamente discreta e affatto intrusiva. Appare come sponsor dell’iniziativa e il mezzo su cui i Jones viaggiano per l’Europa è una Focus C-Max violetta. Non è product placement, ma semmai un esempio del nuovo filone di content producer che alcuni brand stanno prendendo: diventano produttori di contenuti e non di pubblicità da offrire agli user, broadcaster ed editori.
Potere alle idee. L’agenzia ideatrice del progetto è Imagination, realtà nota e affermata nel mondo della comunicazione britannica, ma non per un know how pubblicitario, quanto piuttosto per l’allestimento di stand fieristici e per eventi di altissimo livello. A ideare e sviluppare il progetto però non è stata Ogilvy, l’agenzia di pubblicità di Ford, ma Imagination appunto. Un altro segnale incoraggiante che sono sempre più le idee a prevalere, a prescindere dal territorio di appartenenza del soggetto proponente.
dove stiamo andando? questo progetto ci dà indicazioni e segnali forti su come si sta evolvendo la comunicazione sul web e oltre? Io credo di sì, ma sto ancora lasciando decantare alcune considerazioni. Spero presto di riuscire a condividerle, ma nel frattempo è aperto il dibattito...