
Per chiunque decida di andare a
Londra, fosse anche per un giorno, una toccata e fuga alla
Modern Tate è un must imperdibile, fosse solo per l’imponenza e l’originalità dell’edificio che ospita questo patrimonio artistico e si rinnova in continuazione con mostre ed appuntamenti. In particolare, da non perdere è una visita all’esposizione di turno nella Turbine Hall, che ospita a cadenza regolare
“The Unilever series” .
In pratica, la
Unilever, che è uno degli sponsor principali della Modern Tate, da 7 anni porta alla Tate alcuni tra i più talentuosi artisti del momento, consentendogli, di fatto, di esprimere tutta la loro creatività e il loro pensiero.
Non so se sia un caso, ma le ultime volte che ci sono stato, mi sono sempre imbattutto in quella che oserei definire
Interactive Art, ovvero arte con cui il visitatore, cioè ciascuno di noi, a prescindere dalla sua sensibilità e conoscenza artistica, può interagire, intrattenersi, comunicare. Si tratta a mio avviso di un fenomeno molto interessante, che sembrerebbe aver preceduto quella stessa interazione che noi oggi reclamiamo nel marketing e nella comunicazione dei brand di cui ci occupiamo. Non credo sia un caso, ma piuttosto la dimostrazione di come l’arte sia spesso antesignana di importanti cambiamenti in arrivo nella nostra società.
Carsten Holler, con il suo
Test Site, una serie di scivoli chiusi che dai diversi piani dell’edificio consentono di gettarsi nel vuoto della Turbine Hall, dichiara di voler completare la propria opera attraverso il coinvolgimento del pubblico, e cioè invitandolo a prendere parte all’esperimento.

In maniera completamente diversa, ma con un pensiero altrettano interattivo,
Rachel Whiteread nella precedente mostra di questa primavera aveva riempito gli spazi della turbine hall con delle installazioni fatte di blocchi di plastica bianchi, composti in svariate maniere. Anche in questo caso i visitatori erano invitati a interagire con le opere, girandoci attorno, arrampicandovici sopra e via dicendo.

E a conferma di come questa sia ormai una tendenza in atto, anche vicino a noi, nel giardino del
centro d’arte contemporanea della
villa Manin di Passariano (UD) si possono spesso ammirare esperimenti artistici di questo tipo, opere con cui il visitatore è invitato a interagire con tutti i sensi, a vivere un’esperienza.

Inevitabilmente, il risultato finale è anche che questo tipo di espressione artistica e la sua promozione all’interno di strutture come la Modern Tate diventino di fatto degli strumenti di marketing artistico altamente innovativi, i cui ingredienti potrebbero essere questi:
- compartecipazione all’opera artistica: il visitatore è co-protagonista e con la sua esperienza consente l’ultimazione dell’opera;
- componente ludica: introduzione all’arte, attraverso un percorso di tipo educativo-intrattenimento, che diverte e coinvolge;
- instaurazione di un rapporto democratico con l’arte: finalmente ci si può avvicinare all’arte senza sentirsi in soggezione, anzi rivalutando il proprio ruolo di visitatore che attraverso l’interazione valuta e apprezza il lavoro dell’artista.
Marketing 2.0?