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martedì, 31 ottobre 2006
pumpkinDa una settimana a questa parte, in attesa della notte di Halloween, il mondo di Myspace è tempestato dal dilagare di questo carinissimo video sulla "vita e morte di una zucca", forse nel disperato tentativo di convertire le menti deboli e farle desistere a commettere il più grande scempio di vegetali della storia, che si ripete ogni anno.


Mi sorge però una domanda spontanea: oltre al risotto di zucca, a cosa servono effettivamente le zucche se non per Halloween? Forse sono una delle prime invenzioni di marketing della Procter & gamble

Buon Halloween a tutti!


via viralvideochart
postato da: mwhite alle ore 12:44 | Link | commenti
categoria:relax, entertainment, myspace
domenica, 29 ottobre 2006
master sbsdomani, lunedì 30 ottobre sarò impegnato come docente  al Master SBS in "Strategie per il Business dello Sport", organizzato dall'Università Cà Foscari di Venezia in collaborazione con il Gruppo Benetton e Telecom Italia. Dovrò tenere 2 giornate di lezione sul tema della comunicazione, della comunicazione integrata e dei brand sportivi.

Entrambi gli argomenti mi sono particolarmente cari. Il primo, la comunicazione integrata, perchè rappresenta il sacro Graal di ogni planner, ovvero la possibilità di riuscire a far esplodere un'idea in tutti i diversi punti di contatto tra azienda e consumatore. Il secondo, i brand sportivi, è un pò più nostalgico e mi riporta ai tempi in cui lavoravo con adidas e al grande interesse che da sempre questo mercato riscuote per me, anche e soprattutto da un punto di vista di comunicazione. Le lezioni che ho messo assieme dovrebbero essere interessanti, sicuramente dinamiche e partecipative. E' previsto anche un compito per casa con lavoro di gruppo e presentazione finale e il lancio di un blog sugli argomenti trattati. Vediamo come ce la caviamo una volta saliti in cattedra...
postato da: valerioblog alle ore 22:32 | Link | commenti (1)
categoria:insegnamento, master, day
venerdì, 27 ottobre 2006
second lifeè iniziata la mia vita virtuale su Second Life! Ancora non ci capisco niente e la cosa mi sembra meno facile di quanto mi immaginassi. Sto cercando la Leo Burnett per propormi come consulente in ambito di comunicazione virale!!! purtroppo non riesco a trovare i loro uffici. Se qualcuno avesse suggerimenti utili si faccia avanti. Ah, quasi dimenticavo: mi chiamo Nandro Yohogania.

buon weekend!
postato da: mwhite alle ore 13:30 | Link | commenti (3)
categoria:internet, futuro, second life, mr white
mercoledì, 25 ottobre 2006
PIC000022Per chiunque decida di andare a Londra, fosse anche per un giorno, una toccata e fuga alla Modern Tate è un must imperdibile, fosse solo per l’imponenza e l’originalità dell’edificio che ospita questo patrimonio artistico e si rinnova in continuazione con mostre ed appuntamenti. In particolare, da non perdere è una visita all’esposizione di turno nella Turbine Hall, che ospita a cadenza regolare “The Unilever series” .


In pratica, la Unilever, che è uno degli sponsor principali della Modern Tate, da 7 anni porta alla Tate alcuni tra i più talentuosi artisti del momento, consentendogli, di fatto, di esprimere tutta la loro creatività e il loro pensiero.

Non so se sia un caso, ma le ultime volte che ci sono stato, mi sono sempre imbattutto in quella che oserei definire Interactive Art, ovvero arte con cui il visitatore, cioè ciascuno di noi, a prescindere dalla sua sensibilità e conoscenza artistica, può interagire, intrattenersi, comunicare. Si tratta a mio avviso di un fenomeno molto interessante, che sembrerebbe aver preceduto quella stessa interazione che noi oggi reclamiamo nel marketing e nella comunicazione dei brand di cui ci occupiamo. Non credo sia un caso, ma piuttosto la dimostrazione di come l’arte sia spesso antesignana di importanti cambiamenti in arrivo nella nostra società.

Carsten Holler, con il suo Test Site, una serie di scivoli chiusi che dai diversi piani dell’edificio consentono di gettarsi nel vuoto della Turbine Hall, dichiara di voler completare la propria opera attraverso il coinvolgimento del pubblico, e cioè invitandolo a prendere parte all’esperimento.
PIC000020PIC000023














In maniera completamente diversa, ma con un pensiero altrettano interattivo, Rachel Whiteread nella precedente mostra di questa primavera aveva riempito gli spazi della turbine hall con delle installazioni fatte di blocchi di plastica bianchi, composti in svariate maniere. Anche in questo caso i visitatori erano invitati a interagire con le opere, girandoci attorno, arrampicandovici sopra e via dicendo. 

DSCN8163DSCN8165













E a conferma di come questa sia ormai una tendenza in atto, anche vicino a noi, nel giardino del centro d’arte contemporanea della villa Manin di Passariano (UD) si possono spesso ammirare esperimenti artistici di questo tipo, opere con cui il visitatore è invitato a interagire con tutti i sensi, a vivere un’esperienza. 
slominskiTiravanija-VM-web















Inevitabilmente, il risultato finale è anche che questo tipo di espressione artistica e la sua promozione all’interno di strutture come la Modern Tate diventino di fatto degli strumenti di marketing artistico altamente innovativi, i cui ingredienti potrebbero essere questi:
  • compartecipazione all’opera artistica: il visitatore è co-protagonista e con la sua esperienza consente l’ultimazione dell’opera;
  • componente ludica:  introduzione all’arte, attraverso un percorso di tipo educativo-intrattenimento, che diverte e coinvolge;
  • instaurazione di un rapporto democratico con l’arte: finalmente ci si può avvicinare all’arte senza sentirsi in soggezione, anzi rivalutando il proprio ruolo di visitatore che attraverso l’interazione valuta e apprezza il lavoro dell’artista.

Marketing 2.0?
postato da: valerioblog alle ore 18:11 | Link | commenti (2)
categoria:italia, riflessioni, arte, london, interactive, unilever
lunedì, 23 ottobre 2006
ipodmobFinalmente, in esclusiva per i lettori di Doublebblog e di ebolablog, siamo riusciti a recuperare prove reali, foto e video del nuovo fenomeno dei Flash Mob Party, noto anche come Mobile Clubbing: folle che improvvisamente si riuniscono in una location, richiamate dal tam tam underground di sms e e-mail, per ballare, giocare, intrattenersi assieme. Se qualcuno aveva ancora dei dubbi sulla veridicità di questo nuovo fenomeno di aggregazione quasi tribale, molto spesso unbranded, questo documento è la prova reale che questi fenomeni esistono e si stanno diffondendo in maniera spontanea e incontrollata.

Dopo la battaglia dei cuscini sul piazzale antistante la Cattedrale di S. Paul, è stata la volta dell’assalto alla stazione di Liverpool Street, sempre a Londra. Questa volta, alle 19.24 precise di mercoledì 11 ottobre 2006, è scattata la festa danzante all’interno della stazione.

Unica peculiarità: ciascuno danzava al suono del proprio ipod, cuffiette alle orecchie.

Come testimonia il video-reportage allegato, l’evento assume un carattere quasi surreale: immaginate la stazione di Liverpool Street riempirsi ancor più del solito di persone con il proprio ipod o lettore mp3 e, improvvisamente, ad una certa ora dopo aver scandito il conto alla rovescia, vederle cominciare a ballare ciascuna a modo suo, ciascuna per conto proprio, con la propria colonna sonora. Un party silenzioso come l’hanno definito i giornali, un fenomeno tanto inatteso e surreale quanto contagioso, che un po’ alla volta ha coinvolto anche i distinti signori incravattati della City sulla via del ritorno verso casa.

Che dire? Non mi risulta che ancora in Italia ci siano stati fenomeni di questo tipo, e a voi?
postato da: mwhite alle ore 18:55 | Link | commenti
categoria:entertainment, london, consumatore, virale, ebolablog, flash mob
lunedì, 23 ottobre 2006
dove beautyLa campagna "per la bellezza autentica” di Dove fa un altro salto in avanti con questo clip, che svela pubblicamente la trasformazione a cui viene sottoposta la bellezza femminile per mantenere quel modello stesso di bellezza che l’advertising classico ci mostra tutti i giorni.

È quasi un corto circuito: una campagna pubblicitaria che rivela, attraverso il mezzo pubblicitario stesso, come il concetto di bellezza che ci viene proposto sia di fatto una vera e propria alterazione della realtà. Una scelta coraggiosa, quella del cliente Unilever che sceglie di rompere tutti gli schemi e di andare contro corrente in un mercato monodirezionale. Una scelta valoriale, quella di lavorare attraverso la comunicazione, notoriamente un media che non dà fiducia, sul recupero dell’autostima da parte di molte donne, soprattutto delle adolescenti, che vivono questi modelli a volte con grandi frustrazioni, complessi se non addirittura problematiche ben più gravi. Una comunicazione che tocca con coraggio e sensibilità un tema di grande attualità, una campagna autentica che cerca una risposta autentica.

Chapeau anche ad un cliente come Unilever, che per quanto gigantico e storicamente caposcuola del grande marketing dei giorni nostri, ha il coraggio di intraprendere una strada decisamente non-convenzionale per i nostri tempi.

postato da: valerioblog alle ore 09:56 | Link | commenti (2)
categoria:advertising, dove, consumatore, unilever
martedì, 17 ottobre 2006
gallery_2006-10-17_001_midè uscito giusto l'altra sera in UK, almeno credo, per la prima volta, il tanto atteso spot Sony Bravia "paint". Dopo che per tutta l'estate il sito teaser di Bravia ci aveva lusingato sulle future performance creative di questa campagna, finalmente la possiamo vedere. Lo spot è sicuramente di grande valore, non solo per i contenuti produttivi ed esecutivi, ma anche per la forza dell'idea che c'è dietro. Purtroppo però, come spesso accade, è sempre difficile superarsi in circostanze come queste, e il primo spot Bravia, "balls", strafavorito per il Grand Prix di Cannes e perdente solo di fronte a Noitulove di Guinness, rimane secondo me il numero uno.

E' difficile spiegare il perchè di questa valutazione in maniera razionale: la strategia e l'insight sono gli stessi, siamo di fronte ad un'altrettanto imponente espressione creativa della stessa idea, con tutte le sfumature del caso. E' una valutazione di pancia, come spesso accade di fronte a campagne di questo tipo, che vogliono impattare nella gente, lasciando un ricordo indelebile di un'emozione forte. Il primo spot, balls, sicuramente aveva dalla sua una colonna musicale di tutt'altro tipo. Personalmente, trovo molto più Sony e Bravia quella musica rispetto alla musica classica, per quanto crescente e dirompente di "paint".

buona visione e buon ascolto
postato da: valerioblog alle ore 23:40 | Link | commenti (1)
categoria:advertising, sony
martedì, 17 ottobre 2006
big thinking pic.JPG… and the winner is: RUSSELL DAVIES.  Nei prossimi giorni vi darò un resoconto più approfondito sull’evento, che, devo dire, è stato eccezionale. Peccato che dall'Italia credo ci fossi solamente io. La buoa notizia è che il planner della più piccola agenzia italiana ad avere i planner fosse lì ad imparare, conoscere e creare relazioni. Nessuno con cui condividere riflessioni e commenti sul pezzo e soprattutto nessuno con cui riprendere in casa nostra molte delle provocazioni gettate dal palco. 21 personaggi di spessore veramente notevole hanno sfoggiato 15 minuti ciascuno di pensiero lucido e ispirante e grandi lezioni di tecniche di presentazione. non è un caso, che secondo me alla fine abbia vinto quello che più di tutti ha conquistato la folla. Comunque, grandi prove di intelletto e di personalità. Segnalo fin d'ora l'intervento di Jim Carroll, quello di Trevor Beattie e di Ivan Pollard. Molto coinvolgente anche la modalità di svolgimento della conferenza, che confesso fin d'ora potrebbe diventare modello e ispirazione di futuri eventi che abbiamo in mente in casa enfants terribles!


Sarà un caso, o forse il fatto che la conclusione della sua presentazione prevedesse un video con le foto dei planner che hanno fatto e stanno facendo la storia del planning e della pubblicità, di cui molti erano in sala, sulle note di "we're the champions" dei Queen, potrebbe aver giocato un ruolo importante nell'aggiudicazione della vittoria finale?

Purtroppo non ci saranno slide degli interventi, ma dovrebbe essere previsto un DVD della conferenza, ovviamente a pagamento, come il marketing in british style ben insegna. Intanto, per chi non ha la pazienza di aspettare, qui il link al post scritto da Russell come trasposizione della sua presentazione e soprattutto il link al blog creato appositamente per il post-mortem dell'evento. Da leggere anche questo.
postato da: valerioblog alle ore 18:55 | Link | commenti (1)
categoria:advertising, conferenze, london, planning, enfants terribles, apg
lunedì, 16 ottobre 2006
the electricImmaginate di essere nel salotto di casa vostra, belli comodi nella vostra poltrona di pelle vintage, gambe lunghe e distese sul puff, bibita o birra alla vostra destra, pop corn o salatini “giapponesi” alla vostra sinistra, pronti per vedervi il vostro film preferito. Oppure, ancora meglio, immaginatevi distevi su un divano della stessa fattura, in dolce compagnia... F-F-F-Fatto?

Bene, immaginate adesso che tutto ciò, anziché accadere nel vostro salotto di casa, davanti a un 32 pollici al plasma o lcd,  sia invece possibile all’interno di un cinema, di fronte ad uno schermo di 14 metri. È questo quanto offre l’Electric, il bellissimo cinema di Portobello Road, ai suoi pochi e fortunati spettatori. Uno dei cinema più vecchi di Londra, risalente al 1910 e oggi una vera e propria attrazione, costantemente fully booked, è un’alternativa pregna di stile e autenticità rispetto a quanto il mondo dei Warner Village ci aveva fino ad oggi abituato. E così, quello che fino a qualche anno fa era un cinema destinato allo smantellamento e alla chiusura, improvvisamente si trasforma in uno dei posti più cool della città, premium ed esclusivo.

Fattori di successo? la capacità di innovare, offrendo al consumatore un’esperienza assolutamente straordinaria: personale, calda e accogliente, quasi domestica, ma piena di eleganza, raffinatezza, individualità. Il film diventa quasi secondario. Per la cronaca ho visto "the devil wears prada", divertente commedia con una grande interpretazione di Meryl Streep.

www.the-electric.co.uk

postato da: valerioblog alle ore 23:31 | Link | commenti
categoria:cinema, entertainment, london, branded entertainment, brand experience
lunedì, 16 ottobre 2006
Immagine 1Proprio mentre in Italia siamo alle prese con segnali sempre più forti che dicono che il virale è alle porte, da qualche parte nel mondo si inizia a preoccuparsi dell’efficacia del virale.  Infatti, come ho già scritto anche in precedenza, a fronte dell’illusione di poter comunicare viralmente risparmiando denari rispetto alla comunicazione tradizione, negli ultimi due anni il mercato è stato sommerso da operazioni “so-called” virali di qualità mediocre.

Il caso più recente è quello di “Flash Beer”,  il successore di “Big Ad”, celebre campagna australiana per la birra Carlton Draught. Il filmato virale, indubbiamente divertente e destinato a fare il giro del mondo, anche se personalmente non lo reputo all’altezza del suo predecessore Big Ad, racconta di un ragazzo paffutello, Kevin Kavendish alle prese con un colloquio per un posto di lavoro come birraio. Purtroppo non ce la fa a passare la selezione e allora… eccolo strapparsi le vesti, svelare il suo tutù leopardato e lanciarsi in una danza-parodia del mitico Flashdance, accompagnato dalle note di What a Feeling.

Alcune semplici considerazioni: 1) la campagna è divertente e in target con il classico bloke da pub; 2) il clip farà il giro del mondo e sarà visto da milioni di persone, anche se però la birra è in vendita solo in Australia; 3) non si capisce, rispetto a questa idea, perché si dovrebbe vendere più birra, ma sicuramente si parlerà di più di Carlton Draught.

Continua a leggere per vedere il video

postato da: mwhite alle ore 12:32 | Link | commenti
categoria:riflessioni, efficacia, virale, kpis